Cos'è
Nella Vienna di fine secolo, che emanava gli ultimi bagliori di un’epoca opulenta e colta ma con i primi sintomi di decadenza, la venerazione per la mascolinità e la stigmatizzazione negativa dell’elemento femminile, diedero avvio ad un ribaltamento dei valori civili e sociali. Insieme al problema donna si prese coscienza dei problemi connessi con l’erotismo e la sessualità. Per salvare la sicurezza di sé, per garantire la propria identità, l’uomo reagì idolatrando e demonizzando la donna.
In questa vivisezione dell’ “enigma donna” l’opera di Gustav Klimt si addensa intorno a tutte le espressioni del femminino: la donna è creatura eterea , femmina dal sorriso beffardo, vecchia avvizzita, madre sorridente, mitica “femme fatale”, come Giuditta, le cui dita affondano nei capelli dell’uomo decapitato, circonfusa da eros, bellezza e libertà.
Ma chi si celava dietro i ritratti che tutti conoscono e che rapporto c’era tra loro e l’artista? Committenti, donne dell’alta borghesia, muse, modelle, ma anche la madre, le sorelle, la cognata e l’amata nipotina, nonché la compagna della sua vita: Emilie Flöge.
Nella sua personale poetica esistenziale la ricerca di Klimt si esaurì dunque nella donna, unica vera vincitrice del dramma storico dell’uomo, lei dea creatrice che sopravvisse a se stessa.
Klimt muore nel 1918, nello stesso anno muoiono Egon Schiele, Kolo Moser e Oskar Kokoschka, suoi compagni nell'utopia della Secessione, nello stesso anno crolla l'impero Austro-Ungarico.
Le donne di Klimt sopravvivono sospese in uno spazio senza tempo.